Germinazione

Borgo Pio Art Gallery

a cura di Sveva Manfredi Zavaglia

dal 19 al 26 marzo 2026

 

 

“Germinazione, un atto silenzioso” 

“Germinazione” è una parola che racchiude una promessa. È l’atto silenzioso con cui la vita prende forma, il tempo invisibile in cui la materia si prepara a farsi presenza, l’istante in cui terra e acqua si alleano per dare origine a ciò che ancora non è manifesto ma esiste già in potenza. La mostra di Monica Sarandrea, ospitata a Roma negli spazi della Borgo Pio Art Gallery, che la premiano a seguito della finale del Concorso Borgo nei Borghi, si colloca in questa dimensione sospesa: uno spazio liminale in cui l’arte diventa racconto del ciclo naturale e della sua continua rigenerazione, celebrando il fluire incessante della vita.

Nelle opere di Monica Sarandrea la materia non è mai neutra: conserva tracce, trattiene memoria, assorbe luce e tempo. È una sostanza trasformata, capace di integrarsi con l’ambiente fino a ridefinirne la percezione. In questo processo l’opera non invade, ma dialoga; non occupa, ma abita. Diventa, per usare un termine caro alla filosofia antica, physis: natura che cresce, si manifesta e si rivela nel suo stesso divenire. Eraclito scriveva che «la natura ama nascondersi», e Monica Sarandrea sembra raccogliere questa intuizione svelando ciò che abitualmente resta celato: le pieghe della terra, le ferite feconde, le rughe del tempo. La bellezza, qui, non coincide con l’idea di perfezione formale, ma con l’aderenza al reale. La realtà, come la natura, non è impeccabile: è viva. Ed è proprio questa vitalità imperfetta a costituire il nucleo più autentico della sua ricerca.

Quando tutto si consuma, l’arte permane: traccia, memoria, resistenza all’oblio. La sua durata non nasce dalla ripetizione del passato, ma dalla capacità di radicarsi nel presente e di parlarne con profondità. In questo senso, il lavoro di Sarandrea si configura come un ponte tra la dimensione arcaica del ciclo naturale e la sensibilità contemporanea: tra la sapienza primigenia della terra, evocata nella scultura, e l’urgenza espressiva che attraversa la pittura.

Scultura, pittura e installazione costituiscono i suoi linguaggi elettivi. In essi la materia, solida e vibrante, si pone in relazione con lo spazio naturale e lo oltrepassa. Le opere resistono agli agenti atmosferici, si inseriscono nell’ambiente con discrezione, ma ne trasformano profondamente la qualità percettiva. Non reclamano attenzione, la generano; non impongono un significato, aprono un dialogo. La forma si accorda allo spazio in un racconto silenzioso che restituisce alla natura una voce spesso dimenticata.

Come affermava Gaston Bachelard, «l’acqua è la materia della rêverie»: in questa mostra essa si manifesta nel gesto pittorico, nella fluidità delle superfici, come principio generativo e simbolo di metamorfosi. Accanto alla terra, l’acqua diventa immagine di passaggio e rinascita. Le opere, dal marmo al filo vegetale, esplorano materiali e tecniche capaci di sorprendere il visitatore, dando vita a un’esperienza che coinvolge non solo lo sguardo, ma anche il corpo e la memoria.

Germinazione attraversa diverse declinazioni scultoree del nostro tempo, mantenendo tuttavia una voce riconoscibile e coerente. L’artista racconta il ritmo lento dell’esistenza: dalla nascita alla maturazione, dalla pienezza alla trasformazione. In ogni fase è inscritta una forma di bellezza, anche dove sembra affiorare la fragilità. «Nulla si perde, tutto si trasforma», scriveva Antoine-Laurent de Lavoisier: una legge naturale che qui trova espressione estetica. Per Sarandrea la natura custodisce sempre un principio vitale, anche quando appare esausta. Il suo sguardo, attento e minuzioso, indaga il dettaglio, esalta le specificità dei soggetti e li restituisce con una materia vibrante, attraversata da luce e ombra.

La luce, elemento essenziale della sua opera, non ha funzione ornamentale: è rivelazione. Permette alla materia di emergere e di farsi presenza. Non annulla l’ombra, ma la integra. Nel dialogo tra chiarore e profondità l’opera trova il proprio equilibrio. In questa narrazione visiva il tondo assume un ruolo centrale. Forma primaria e universale, il cerchio si configura come abbraccio, gesto originario di protezione e accoglienza. Privo di angoli e fratture, avvolge e custodisce. È figura della terra, del seme, dell’acqua che si espande, del grembo generativo.

Linee curve e ovali ricorrono nella ricerca dell’artista come spazi simbolici di germinazione: luoghi in cui il ciclo vitale si rinnova senza principio né fine. È un tempo circolare, vicino al ritmo della natura e distante dalla linearità produttiva. Platone, nel Timeo, ricordava che «la figura più perfetta è quella che contiene in sé tutte le altre»: il cerchio, nella sua apparente compiutezza, accoglie anche l’irregolarità del reale. Qui la rotondità non è mai pura geometria, ma superficie viva, talvolta incisa o stratificata. Un abbraccio che non idealizza, ma riconosce. La bellezza che ne scaturisce non è levigata, bensì autentica, nata dal contatto con terra e acqua, con il tempo e la luce. Il visitatore è invitato a entrare in questo spazio intimo, dove l’opera non si osserva soltanto, ma si percepisce. Il racconto visivo avvolge lo sguardo e lo restituisce trasformato, ricordando che ogni processo vitale è relazione: tra materia e ambiente, tra forma e spazio, tra natura ed essere umano.

Arte come celebrazione della vita, come occasione per riappropriarci di noi stessi attraverso l’estetica della bellezza, evocata con delicatezza e radicata nel presente. La germinazione è anche trasmissione, cura, futuro. «La terra è dove le nostre radici sono», scriveva Maria Montessori. Educare all’arte e all’ambiente significa coltivare uno sguardo attento e consapevole, capace di meraviglia.

In definitiva, Germinazione non è soltanto una mostra, ma un’esperienza: un invito a rallentare, ad ascoltare, a riconoscere nella materia — terra e acqua, luce e tempo — il riflesso della nostra esistenza. Come ricordava Leonardo da Vinci, «ogni nostra cognizione principia dai sentimenti»: l’arte autentica sa ancora parlare a quel luogo originario in cui la vita, silenziosamente, ha inizio.

Sveva Manfredi Zavaglia

Il seme., 2025 marmo di Carrara cm 24x10x13 (1)

Il seme., 2025 marmo di Carrara cm 24x10x13

 

Impronta di una lacrima, 2024 marmo cm 26x6x5

Impronta di una lacrima, 2024 marmo cm 26x6x5

 

Into the flow #3, 2025 acrilico su tela cm 80x120

Into the flow #3, 2025 acrilico su tela cm 80×120

Into the flow, 2025 acrilico su tela cm 90x90

Into the flow, 2025 acrilico su tela cm 90×90

 

Into the flow#2, 2025 acrilico su tela cm 90x90

Into the flow#2, 2025 acrilico su tela cm 90×90

 

Into the flow#3, acrilico e sabbia su tela cm 90x95

Into the flow#3, acrilico e sabbia su tela cm 90×95

Abbondanza, 2024 foglie di ginkgo e aghi di pino su cartoncino cm 63x48

Abbondanza, 2024 foglie di ginkgo e aghi di pino su cartoncino cm 63×48

 

Germinazione, 2024 gesso, stoffe di cotone, retina cm 44x22x15

Germinazione, 2024 gesso, stoffe di cotone, retina cm 44x22x15

Crisalide, 2025 tessuti di cotone, gesso, rete cm 45x22x10

Crisalide, 2025 tessuti di cotone, gesso, rete cm 45x22x10

 

Il dono, 2025 stoffe di cotone, gesso, melograno, rami di ulivo cm 23x10x20

Il dono, 2025 stoffe di cotone, gesso, melograno, rami di ulivo cm 23x10x20